Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è intervenuto ieri (24 settembre) all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove ha difeso con fermezza le azioni di Tel Aviv nella regione mediorientale, cercando di contrastare il crescente isolamento internazionale in vista di elezioni che potrebbe perdere. Decine di delegati hanno abbandonato l’aula.

Il boicottaggio ha messo in evidenza le pressioni contrapposte cui è sottoposto Netanyahu, alle prese con le crescenti critiche internazionali per la guerra a Gaza e, al tempo stesso, impegnato nella campagna per la rielezione in patria in vista del voto del 27 ottobre.

“Codardi morali”, così Netanyahu ha descritto i diplomatici che hanno abbandonato il loro seggio come simbolo di dissenso, mentre i suoi sostenitori nella tribuna del pubblico scandivano in ebraico: “Il popolo d’Israele vive”.

Il premier israeliano ha quindi attaccato il sindaco di New York Zohran Mamdani per averlo definito un criminale di guerra, i leader dell’Europa occidentale per essere, a suo dire, cedevoli di fronte alle “folle antisemite” e Qatar e Turchia, accusate di diffondere menzogne su Israele.

“Avete cercato di impedirmi di venire qui. Ci avete provato. Avete cercato di mettermi a tacere. Beh, non potete mettermi a tacere. Non potete mettere a tacere la verità”, ha dichiarato Netanyahu, il leader più longevo nella storia di Israele, riferendosi a Mamdani.

Mamdani aveva condotto la sua campagna elettorale promettendo di far arrestare Netanyahu per presunti crimini di guerra qualora si fosse recato nella più grande città degli Stati Uniti, salvo poi dichiarare di aver stabilito di non avere l’autorità legale per farlo. Questa settimana, Mamdani ha definito Netanyahu “l’artefice di un orribile genocidio contro i palestinesi”.

In occasione della sua prima visita a New York da quando Mamdani è entrato in carica a gennaio, Netanyahu ha dichiarato: “Ecco una semplice verità: Israele non ha commesso un genocidio. Israele ha impedito un genocidio”. Ha accusato Mamdani di sostenere i militanti di Hamas, accusa che Mamdani ha respinto.

“A tutti coloro che diffondono queste menzogne sul mio Paese e sui nostri coraggiosi soldati, sia che siedano in quest’aula sia che si trovino nell’ufficio del sindaco antisemita di New York, dico questo: vergognatevi!”, ha dichiarato Netanyahu.

In una dichiarazione, Mamdani ha affermato: “Come ha fatto più volte, il primo ministro Netanyahu ha usato il suo discorso per ripetere menzogne infondate volte a ripulire l’immagine del suo genocidio dei palestinesi. Eppure nessuna menzogna può cambiare il fatto che continua a essere oggetto di un mandato di arresto della Corte penale internazionale per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità”.

Anche il Qatar ha respinto l’accusa di voler influenzare negativamente l’opinione pubblica nei confronti di Israele. Il portavoce del ministero degli Esteri del Paese ha scritto su X che i ripetuti attacchi di Netanyahu contro Doha mirano a distogliere l’attenzione dalle responsabilità per le politiche attuate sul campo.

Il futuro politico di Netanyahu in gioco

Con le elezioni politiche generali a meno di cinque settimane di distanza, Netanyahu ha parlato per circa 40 minuti in un discorso dai toni decisamente elettorali, trasmesso in diretta nella fascia serale di massimo ascolto da tutti e quattro i principali canali televisivi israeliani.

Prima del suo discorso, il governo di Netanyahu aveva pagato per collocare a Manhattan 500 cartelloni filoisraeliani e anti-iraniani e decine di camion con messaggi a sostegno di Israele, secondo quanto dichiarato dall’ufficio del primo ministro.

Con i sondaggi che mostrano il blocco di Netanyahu in svantaggio rispetto agli avversari in vista delle elezioni, il premier ha usato il discorso per mettere in evidenza quella che ha descritto come la lotta di Israele su sette fronti, compresa la guerra con l’Iran iniziata con attacchi congiunti statunitensi e israeliani alla fine di febbraio.

Come in precedenti interventi all’ONU, Netanyahu ha utilizzato alcuni oggetti come supporto visivo, mostrando un cercapersone collegato a un attacco che aveva ucciso e ferito membri di Hezbollah sostenuti dall’Iran in Libano e un ricevitore satellitare Starlink che ha detto di voler lasciare alla delegazione iraniana.

“Quindi, quando inevitabilmente diserteranno, anche loro potranno raccontare liberamente la loro storia sui social media”, ha dichiarato, aggiungendo che sarebbe stata solo una questione di tempo prima che le autorità iraniane venissero rovesciate dal popolo.

Proteste in strada a New York

Diverse centinaia di manifestanti si sono radunate nei pressi delle Nazioni Unite, mentre decine hanno bloccato il traffico scandendo slogan come “Smettete di armare Israele, lasciate vivere Gaza” e “Smettete di armare Israele, lasciate vivere l’Iran”. La polizia li ha fermati.

Netanyahu si è recato brevemente negli Stati Uniti, solamente per il suo intervento all’ONU e, inusualmente, senza avere in programma un incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha elogiato durante il suo discorso.

“Continueremo a difendere il nostro Stato. Continueremo a vincere perché non abbiamo altra scelta. In questa battaglia contro i barbari, non abbiamo mai avuto un partner più importante del presidente Trump. Lo ringrazio. Lo ringrazio per la sua leadership coraggiosa”, ha dichiarato.

Un isolamento sempre più profondo

Israele ha dovuto affrontare un crescente isolamento diplomatico da quando ha lanciato la guerra a Gaza in risposta agli attacchi guidati da Hamas contro Israele, avvenuti quasi tre anni fa.

Netanyahu non può recarsi in numerosi Paesi a causa dei mandati di arresto emessi dalla Corte penale internazionale contro di lui, contro il suo allora ministro della Difesa e contro l’allora comandante militare di Hamas nel 2024.

All’inizio di questo mese, gli alleati un tempo più fedeli – Gran Bretagna, Francia e Canada – hanno annunciato sanzioni contro gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata, suscitando una reazione relativamente contenuta da parte di Washington. “I leader di questi Paesi hanno scelto di cedere alle folle antisemite. Hanno scelto la debolezza. Hanno scelto l’acquiescenza”, ha dichiarato Netanyahu.

Il leader israeliano ha minimizzato il peggioramento delle violenze nella Cisgiordania occupata da parte dei coloni israeliani, descrivendole come opera di “una manciata di giovani delinquenti, circa 150, che lanciano pietre e abbattono ulivi”.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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